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Un po' di Storia

Tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi portano alla dismissione di chiese, conventi e monasteri. A Bologna, per esempio, dei 70 conventi prima esistenti, ne rimangono operosi solo 12 ed anche le parrocchie, in seguito alla riorganizzazione del clero, da 54 sono ridotte a 18. I conventi, da secoli strutture emergenti nel tessuto urbano e principali erogatori dei servizi sociali ed assistenziali, cambiano destinazioni d'uso venendo, per lo più, utilizzati per insediare le strutture burocratico-amministrative della nuova organizzazione statale (tribunali, poste, ospedali, caserme della Guardia Nazionale, ecc.), mentre altri sono oggetto della speculazione immobiliare o sono, addirittura, demoliti. L'immenso patrimonio storico-artistico contenuto negli edifici sacri diventa di proprietà statale, ma le opere più prestigiose, selezionate dal barone Dominique Vivant Denon, soprannominato "l'occhio di Bonaparte", prendono la via della Francia, per essere esposte al Louvre, splendido museo dedicato all'arte universale e intitolato a Napoleone, che scrivendo al Direttorio, aveva affermato: «Tutto quello che c'è di bello in Italia sarà nostro!». Nel 1815, tramontata a Waterloo l'epopea bonapartista, il papa cesenate Pio VII Chiaramonti affida al celebre scultore Antonio Canova la "mission impossible" di recuperare i tesori sottratti, per ricostituire quello che possiamo definire il "Museo Italia" e per fondare, nella penisola, il moderno concetto di patrimonio culturale, sulla base anche del principio della fruizione pubblica dell'arte sancito dal Congresso di Vienna.

Lo Stato Pontificio, in seguito, continua a rivolgere attenzione al suo patrimonio, anche attraverso la Commissione Generale Consultiva delle Belle Arti, formata da eminenti artisti come Vincenzo Camuccini, Bertel (o Alberto, all'italiana) Thorvaldsen e Giuseppe Valadier. Questa, nel marzo del 1833 salva, con un apposito decreto di tutela che ne riconosce le valenze architettoniche, dalla demolizione, la Villa che il ministro di Napoleone Antonio Aldini aveva fatto costruire sul colle dell'Osservanza a Bologna, e che, al declinare precipitoso delle sue fortune al crollo dell'impero, era rimasta incompiuta e rischiava l'abbattimento ad opera del nuovo proprietario.

All'indomani dell'Unità, una delle priorità del Regno d'Italia è proprio la tutela e la conservazione del patrimonio artistico nazionale: si avvia, pertanto, l'organizzazione di apposite strutture ministeriali centrali e periferiche e si procede all'elaborazione di specifiche norme di legge con il parere dei più noti esperti d'arte. Due di questi, Giovanni Morelli e Giovanni Battista Cavalcaselle, sono incaricati dal conte di Cavour di redigere l'inventario degli oggetti d'arte di chiese e conventi di Marche ed Umbria, regioni fino ad allora facenti parte dello Stato Pontificio, per accertarne il valore ed impedirne il trasferimento presso collezioni pubbliche e private straniere.

Nel 1875 il ministro della Pubblica istruzione Ruggiero Bonghi istituisce, all'interno del suo dicastero, la Direzione Centrale Scavi e Musei che un altro ministro, Guido Bacelli, nel 1881 trasforma in Direzione Generale di Antichità e Belle Arti.

Nell'estate del 1891 il ministro Pasquale Villari istituisce dieci Uffici Tecnici Regionali per la Conservazione dei Monumenti, uno dei quali in Emilia, che devono contribuire alla salvaguardia ed alla conservazione delle opere d'arte del territorio, il tutto con scarsi mezzi finanziari e poco personale.

La situazione diventa, nel volgere di pochi anni, particolarmente critica per Ravenna. Se, infatti, i monumenti della città romagnola godono di finanziamenti speciali, sono, però, lasciati all'incuria perchè penalizzati dalla lontananza da Bologna e dal disagio che i funzionari devono affrontare, con i mezzi di trasporto dell'epoca, per recarvisi.  Si crea, perciò la Soprintendenza ai Monumenti della Romagna, il 2 dicembre del 1897 (R.D. n. 496), affidata a Corrado Ricci.

Il 12 giugno  del 1902 è emanata la Legge 185, il cui regolamento, redatto nel 1904 ma mai applicato, per la prima volta, chiama gli uffici  preposti alla tutela del patrimonio Soprintendenze, e le differenzia in Soprintendenze ai Monumenti, Soprintendenze agli Scavi e alle Antichità e Soprintendenze alle Gallerie, ai Musei e agli oggetti d'arte medioevale e moderna.

La Legge n.386 del 27 giugno del 1907 ha, nel frattempo, istituito in tutta Italia 47 strutture che prendono ufficialmente il nome di Soprintendenze, con un territorio di competenza di estensione limitata per una migliore azione ispettiva: l'Ufficio bolognese, oltre che sul capoluogo regionale, conserva la giurisdizione su Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza.

Il 20 giugno del 1909 è varata la Legge n.364 che dichiara soggette alle sue disposizioni tutte le "cose immobili e mobili" di "interesse storico, archeologico, paletnologico, e artistico" che abbiano almeno cinquant'anni. L'Ufficio bolognese, nel giro di un anno, fra il 1910 ed il 1911, sottopone a tutela  almeno 200 edifici nel solo capoluogo, stabilendo l'inalienabilità del patrimonio statale e notificando al privato possessore di un edificio monumentale l'obbligo della denuncia del passaggio di proprietà con il conseguente diritto di prelazione da parte dello Stato.

Il 31 dicembre 1923 entra in vigore il R.D. n. 3164 che stabilisce un nuovo ordinamento delle Soprintendenze, ridotte da 47 a 25, accorpandole fra loro in due gruppi, uno riguardante il patrimonio archeologico e l'altro quello architettonico e storico-artistico. In ottemperanza a ciò, si crea la Soprintendenza dell'Arte Medioevale Moderna dell'Emilia-Romagna che unisce le due Soprintendenze ai Monumenti dell'Emilia e della Romagna, le Soprintendenze alle Gallerie di Bologna e Parma con le relative Pinacoteche, la Galleria Estense di Modena e il Museo Nazionale di Ravenna: il tutto, ovviamente, a costo zero e con lo stesso esiguo personale, mentre i problemi  aumentano a livello esponenziale.

A causa delle difficoltà causate dalla nuova ripartizione, la legge n.823 del 22 maggio 1939 ripristina la distribuzione sul territorio nazionale del 1907, con 58 Soprintendenze. In Emilia, tornano all'autonomia le Soprintendenze alle Gallerie di Bologna, Modena e Parma, mentre le Soprintendenze ai Monumenti sono di nuovo due, quella di Bologna con competenza fino a Piacenza, e quella di Ravenna con competenza sulla Romagna e su Ferrara.

Il 1° giugno del 1939 è approvata la Legge n.1089 sulla tutela delle cose di interesse artistico, la più valida normativa prodotta fino ad allora a difesa del patrimonio culturale italiano che, per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, potrà dimostrare la sua validità solo dalla fine degli anni Quaranta del Novecento. Il 29 giugno dello stesso anno il Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai emana anche la legge n.1497 a tutela del paesaggio, considerato a pieno titolo un patrimonio da salvare. In precedenza, la legge n.778 dell'11 giugno1922 presentata da Benedetto Croce, ministro dell'Istruzione dell'ultimo governo Giolitti, aveva considerato il paesaggio, recuperando i "Rescritti borbonici" della legislazione pre-unitaria, «la rappresentazione materiale e visibile della patria, coi suoi caratteri fisici particolari (...), formati e pervenuti a noi attraverso la lenta successione dei secoli». 

Nonostante il conflitto in atto, nel 1941 è emanata la Legge n.633 sul diritto d'autore e nel 1942, la Legge 1450 che ritiene l'Urbanistica indispensabile forma di governo del territorio.

Già dagli anni Sessanta del Novecento una nuova consapevolezza ed una maggiore sensibilità sull'importanza del patrimonio culturale fanno nascere un dibattito serrato tra intellettuali e politici: nel 1964 la Commissione Franceschini adotta la locuzione "bene culturale" ad intendere "tutto ciò che costruisce testimonianza materiale avente valore di civiltà".

 Alla metà degli anni Settanta, si concretizza con la creazione, caldeggiata dal sen. Giovanni Spadolini, di un ministero autonomo che raccoglie le funzioni che prima erano della Direzione Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero dell'interno per gli Archivi di Stato e della presidenza del Consiglio dei Ministri per la Discoteca di Stato, l'editoria e la diffusione della cultura. Con D.L. n.657 del 14 dicembre 1974 (convertito nella Legge n.5 del 29 gennaio 1975), nasce il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. La Soprintendenza ai Monumenti dell'Emilia assume la denominazione di Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell'Emilia.

Con Decreto Legislativo n.368 del 20 ottobre 1998, il Ministero diventa Ministero per i Beni e le Attività Culturali  ed assume anche le competenze di promozione dello sport e degli impianti sportivi (questa, nel maggio del 2006, è trasferita al Ministero delle Politiche Giovanili) e delle attività dello spettacolo in tutte le sue forme, dal cinema, al teatro, alla danza, alla musica. Contestualmente, anche la Soprintendenza bolognese, modifica la denominazione in Soprintendenza per i Beni Architettonici e  per il Paesaggio dell'Emilia.

Il DPR 29 dicembre 2000, n.441, istituisce le Soprintendenze Regionali per i Beni e le Attività Culturali: questi Uffici, in tutto 17 in altrettante regioni, escluse la Valle d'Aosta, il Trentino Alto Adige e la Sicilia, hanno lo scopo di dirigere e coordinare l'attività delle strutture periferiche del Ministero esistenti sul territorio (Soprintendenze di settore, Archivi di Stato, Biblioteche e Musei Statali9 e di essere un punto di riferimento istituzionale per i rapporti fra il Ministero e gli enti territoriali.

Il D.Lgs. n.3 dell'8 gennaio 2004  muta la denominazione delle Soprintendenze Regionali in "Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici". Il 22 gennaio dello stesso anno è emanato il D.Lgs 42, "Codice dei beni Culturali", che, dal 1° maggio sostituisce il precedente Testo Unico n.490/1999. In ottemperanza di ciò, sono ridisegnati i territori di competenza di alcune Soprintendenze: l'Ufficio bolognese perde le province di Parma e Piacenza che diventano autonome in una nuova Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio.

Con DPR del 26 novembre 2007, n.233, le Soprintendenze per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, mutano nuovamente la denominazione, quella attuale, in  "Soprintendenze per i Beni Architettonici e Paesaggistici".

Per saperne di più

Bibliografia:

A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti perla tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani, 1671 -1860; Bologna 1978

M. Bencivenni, R. Dalla Negra, P. Grifoni, Monumenti e istituzioni. Parte I - La nascita del servizio di tutela dei monumenti in Italia 1860 - 1880, Firenze 1987;

Paola Monari, La tormentata formazione degli Uffici per la conservazione degli edifici monumentali, in "Norma e Arbitrio: Architetti e ingegneri a Bologna 1850 -1950", Venezia 2001

Cento anni di tutela. Atti del Convegno di Studi, Firenze 19 settembre 2005, Firenze 2007